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Mare e scogli di Santa Marinella |
A parte i tipi
estremamente temerari che non si lasciano intimorire/scalfire da niente e da
nessuno e ai quali il NUOVO non scompiglia nè capelli né pensieri, il NUOVO
mette sempre un po’ d’ansia.
Che sia un’ansia
manifesta, tenuta sepolta, nascosta, negata, ignorata…comunque sia, essa
diffonde i suoi germogli dentro e/o fuori di noi.
Ci vuole tanto
coraggio per affrontare le novità. E fiducia. Occorre lasciarsi andare.
Cavalcare l’onda invece di lasciarsi sopraffare da essa.
Mettersi fuori
dall’onda è pericoloso. Tentare di respingerla vano. Tanto vale posizionarvisi
sopra e seguire il flusso.
Ci sono persone per
i quali il NUOVO può essere semplicemente un piatto diverso dal solito, un
modello di scarpe mai indossato o una pettinatura mai osata.
Poi c’è il NUOVO
che investe i rapporti di lavoro: un nuovo collega, un nuovo incarico, un nuovo
capo. Il NUOVO che si annida nella crescita dei figli, nella maturazione dei
propri genitori, quello che avanza dinanzi allo specchio lasciando i suoi segni
sulla pelle. E c’è soprattutto il NUOVO che plasma i nostri atteggiamenti.
E’ innegabile: ogni
giorno c’è qualcosa di NUOVO che si affranca alla nostra vita. Non fosse altro
che la data sul calendario o un qualcosa di cui ci accorgiamo, il nostro
quotidiano è pieno, se li sappiamo cogliere, di piccoli germogli di novità.
Per coglierli
dobbiamo superare gli schemi mentali, i modelli preconfezionati di realtà,
accettare di penetrarla, non solo nella sua fecondità, ma anche nella sua mutevolezza.
Non possiamo adagiarci su quella rappresentazione delle cose che le vorrebbe
per sempre immutabili e ferme, perché significherebbe barricarsi dietro una
visione distorta della realtà: questa muta inevitabilmente, anche senza
aspettare che si sia pronti al suo moto.
Impratichirsi con
tutto ciò che per noi rappresenta qualcosa di NUOVO significa allora fare
esperienza e imparare man mano a gestire quell’ansia naturale che si attiva non
appena un qualunque ordine precostituito viene minacciato da qualcosa.
Quando nulla cambia
significa che anche noi non stiamo cambiando.
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L'inatteso (in quel di Viterbo...) |
Il nuovo è nella
natura stessa della vita, inattesa e palestra “del saper vivere il cambiamento”.
Viviamo per
cambiare ogni giorno, per assemblare dentro di noi ogni nuova cosa, aspetto,
esperienza e così arricchirci, non di denaro, ma di “essere” e di “saper
essere”.
Spesso può costare
anche dolore, disagio, inquietudine. E dove non c’è cambiamento non c’è
evoluzione, ma stasi.
Anche a tavola
possiamo allenare la nostra capacità di accogliere i cambiamenti aprendoci a
sapori e piatti nuovi. Tra l’altro,
spesso, dietro pietanze inusuali, si nascondono ottime proprietà
nutritive.
L’amaranto, per esempio, oltre ad
essere buono ed altamente digeribile, è anche ricco di proteine e contiene
elevate quantità di lisina, calcio, fosforo, magnesio e ferro. Non contiene
glutine e abbonda di fibre.
Tortino di amaranto con trittico vegetale |
Ingredienti:
-
amaranto
-
zucchine
-
cipolla
-
erbe
aromatiche (origano, basilico, rosmarino)
-
crema di
riso
-
olio
evo, un pizzico di sale
-
salsa di
soia shoyu biologica
-
fagioli
azuki
Versate
l’amaranto in una pentola, aggiungete acqua (nella dose indicate nella
confezione. Io ho cotto 250 gr di amaranto in 625 ml di acqua), erbe aromatiche
a scelta, un pizzico di sale e portate a bollore. Ci vorranno circa 30 minuti
per la cottura.
Poi
versate nelle formine e lasciate freddare così che l’amaranto si compatti.
Potete
servire l’amaranto con zucchine stufate in padella, patè di zucchine e nocciole
e fagioli azuki.
Per
le zucchine: versate in un tegame un filo d’olio e un po’ di cipolla;
aggiungete la zucchina a dadini, basilico, origano, un po’ d’acqua e rosolate.
A fine cottura versate un filo di salsa di soia shoyu.
Per
il patè: frullate parte delle zucchine di cui sopra con qualche nocciola e due
cucchiai di crema di riso.
Per
gli azuki: una volta cotti, saltateli in padella con un po’ di cipolla,
rosmarino e un pizzico di sale.