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martedì 18 aprile 2017

"VERSO LE MERAVIGLIE"

Il nuovo album degli Stag
Oggi, dopo aver passato un po’ di giorni ad ascoltarlo e riascoltarlo, soprattutto in macchina durante i vari viaggi di andata e ritorno pasquali, vi voglio raccontare le suggestioni che mi ha  provocato il nuovo cd degli Stag, "Verso le Meraviglie". 

Gli Stag, per chi non li conoscesse, sono: Marco Guazzone (voce, pianoforte), Stefano Costantini (tromba), Giosuè Manuri (batteria) e Edoardo Cicchinelli (basso).
L’album d’esordio di questa band romana è “L’Atlante dei Pensieri” del 2012; il disco contiene il brano “Guasto” che Marco Guazzone, in veste di solista, ha presentato alla 62a edizione del Festival di Sanremo nella sezione Giovani.

Da allora, gli Stag hanno viaggiato, si sono fatti conoscere in giro per l’Italia e non solo, hanno collaborato con artisti nazionali come Malika Ayane, Arisa e Chiara Galiazzo, hanno partecipato alla composizione di varie colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione e da aprile 2016 conducono un loro programma di musica dal vivo su In Blu Radio.

A marzo 2017 è uscito il loro secondo cd, raffinato, ma mai “complicato”, di respiro internazionale che conferma l’originalità sonora e la versatilità di genere della band.

Gli Stag in live 
Di seguito una mia veloce istantanea su ciascun brano che compone questo album che è un viaggio fatto sì di musica, ma anche di emozioni, di parole evocative, di meraviglie sussurrate o suggerite tra un solfeggio e l’altro, tra un vocalizzo e l’altro, tra un’esplosione di tromba e un assolo intimista col pianoforte.
Si percepisce la sincerità del sentire artistico, la volontà di trasmettere non solo note, parole, ma anche quegli orizzonti di beltà, incanto e stupore che solo un approccio non troppo disincantato alle cose della vita, anche le più piccole e apparentemente più semplici, può offrire.

- TO THE WONDERS, sicuramente tra le mie top 3 preferite: un mix affascinante di dolce malinconia, drammaticità, ma anche di energica ripresa. Una preghiera musicale per andare oltre, per coltivare speranze...mi ha commosso al primo ascolto.

- LE MIE OMBRE, di questo pezzo mi piace soprattutto il ritornello, un sound esteso che disegna un   orizzonte sconfinato davanti, ma anche le strofe sono molto intime, profonde. Da risentire più e più volte per penetrarne il senso.

- DOWN, ha una forza emotiva che fa quasi male, ma al tempo stesso regala quella leggerezza tipica che sussegue alla presa di coscienza quando autenticamente sentita ("I'll embrace the change. Like a feather it will alter my life altogether")

- KAIROS, un pezzo che mi attrae molto, veloce, maturo e che contiene una delle strofe che trovo letteralmente più incisiva ("ho dormito notti inutili, ho rinchiuso i sogni in alibi").

- MIRABILIA, questo pezzo è un altro top 3, un inno a ritrovare la meraviglia, anche per chi non trova più l'equilibrio che ci tiene sospesi tra sogni e realtà...quasi psichedelico, ritmico e arricchito da un controcanto ben riuscito e d’effetto.

- SLAY TILLING, molto intimista, la vedo scorrere tra le immagini di una saga familiare...e così sarà nella serie tv “Tutto può succedere 2”.

- VIENIMI A CERCARE, un duetto riuscitissimo quello tra Marco Guazzone e Matilda De Angelis. Un confronto amoroso stuzzicante e originale (“tana per tutte e due”) e le voci si fondono a meraviglia (lei voce molto alta, sottile, delicata e lui romanticamente abbandonato e arreso alla forza di un sentimento che nasce come un soffio e, lentamente, diventa un vento che agita tutto e disarma).

- DIMMI SE ADESSO MI VEDI,  un pezzo struggente, un canto d'amor perduto su una scogliera.

- DA TE, in questo pezzo, la voce di Marco Guazzone si fa conturbante. Crea un mix di sfida, quasi di rabbia serena, di apparente lucidità su un tappeto di sensazioni delle quali si teme l’effetto.

- THE HELM, un canto sulla forza prorompente di una presa di consapevolezza da tempo attesa.

- OH ISSA, a questa sono particolarmente affezionata...quando la sento, non riesco proprio a stare ferma e a non cantarci sopra. E’ la vela che ho issato e che mi ha sospinto verso la rotta degli Stag.

- I AM FREE, un canto poetico. Appena inizia, la immagino liberarsi delicatamente in una buia sala di cinema mentre scorrono i titoli di coda di uno di quei film sì drammatici, ma aperti alla speranza che mi piacciono tanto. 

la musica è in ogni luogo
Per la ricetta del giorno vi propongo un piatto unico, molto veloce e semplice da preparare che racchiude energia e morbidezza.

Tempeh ortolano

Ingredienti:

-       patate, carote
- tempeh alla piastra (ndr: si acquista nei negozi di alimentazione biologica o naturale)
-       semi di sesamo
-       erbe aromatiche
-       olio evo, sale, salsa di soia

Preparazione:
Scaldate un filo d’olio in una padella. Prima che diventi troppo caldo, aggiungete patate e carote tagliate a tocchetti, salate, condite con erbe aromatiche e versate un po’ di acqua. A metà cottura aggiungete anche i pezzetti di tempeh e sfumate con un po’ di salsa di soia.
Servite aggiungendo una manciata di semi di sesamo.


lunedì 13 marzo 2017

...IL LATO ARTISTICO DELLA FOLLIA...

Salite che val la pena osare
Le piccole follie sono le vette emozionali sulle quali, ogni tanto, ci inerpichiamo per abbandonare la placida pianura del quotidiano e vivere l’adrenalina di una salita.

Verdi distensioni 
Tentare di ripercorrere lo stesso stato d’animo che ha portato un artista a dipingere un quadro, a scrivere una canzone, a interpretare un ruolo drammatico…ecco, immergersi nell’arte può consentire a piccoli soffi di follia di rinfrescare i nostri pensieri, spesso troppo istituzionalizzati o cristallizzati dalla routine.
Magari l’artista voleva trasmettere altro rispetto alle nostre interpretazioni. Ma quello che ognuno di noi coglie è probabilmente ciò che ci serve in quel particolare momento.
L’arte può essere lo specchio delle nostre emozioni. O quella cima a cui tendere per elevarci dal suolo fin troppo conosciuto. Lo sconosciuto non come territorio da evitare per paura di uscire dalla propria zona di comfort, ma come attrattiva in cui immergersi per scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.
Come reagiamo di fronte alle cose nuove può dirci molto di ciò che siamo. E certe prese di coscienza sono indispensabili per diventare sempre più ciò che siamo.
Ovviamente perché si verifichi l’effetto di cui parlo deve trattarsi di un’immersione profonda. Se si rimane sulla superficie delle cose, osservate o ascoltate, l’esperienza non arriva a toccare corde così profonde da agitarci qualcosa dentro. Rimane solo un tassello di un altro giorno qualunque che pure sbiadirà nei ricordi.
Sono i giorni che ci hanno cambiato, le esperienze che hanno smosso qualcosa nelle placide acque del nostro sopravvivere a restare scolpiti per sempre nella memoria.
Un dialogo a cuore scoperto, un gesto inaspettato che ci sorprende, parole che abbiamo il coraggio di tirare fuori dopo averle tenute nascoste sotto strati di sovrastrutture divenute troppo polverose, un viaggio che intraprendiamo non solo con i piedi, ma con tutto il nostro essere…sono le esperienze che lasciano un segno quelle che riempiono il tempo di sostanza e non solo di minuti a nostra disposizione.

Ispirazioni

– Alice: Sto diventando matta, papà?
– Padre: Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.
(Dal film Alice in Wonderland)

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.
(Marcel Proust)

Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.
(Luigi Pirandello)

Nessun grande mente è mai esistita senza un pizzico di follia.
(Aristotele)

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Suggestioni 
Pure in cucina, per esempio sembrerebbe folle usare le castagne come base per fare una frittata…ma se andate oltre il pregiudizio e rischiate, chissà, magari scoprirete un gusto nuovo ed insolito che soddisferà il vostro palato e i vostri commensali ;-)

Frittata di castagne e zucchine

Ingredienti:
-       200 gr di farina di castagne
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       zucchine
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo
-       radicchio e maionese di riso per il contorno

In una ciotola amalgamate per bene la farina di castagne, l’acqua, le erbe aromatiche ed un pizzico di sale (usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi).
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le zucchine con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete sfumare con poca salsa di soia.
Versate le zucchine nella pastella di castagne e mescolate con cura.
In una padella capiente, fate scaldare un filo d’olio e versate la finta frittata; cuocete per bene servendovi di una spatola fate man mano rapprendere la parte liquida e capovolgete a metà cottura (quando un lato si stacca facilmente e la parte superiore appare non troppo liquida).
Servite con insalatina di radicchio con semi di sesamo e ciuffetti di maionese di riso.





venerdì 17 febbraio 2017

...AMORE E DINTORNI

Due cuori ed un caffè..
Più delle borse di Louise Vuitton vendute lungo i viali delle grandi città, poggiate su teli di stoffa bianca…
Più di quelle boccette di profumi, perfette riproduzioni di quelli di marca, vendute sui banchetti del mercato…
Più delle patacche di opere d’arte famose…
Ancor più dei marchi, loghi e segni distintivi…
La “cosa” in assoluto più contraffatta può essere l’amore…
Quante volte dietro la parvenza di un amore si celano altre emozioni, altri bisogni.
C’è chi appaga il proprio egocentrismo pensando di amare chi lo fa sentire importante; in verità è amato, ma lui, il suo amore, non lo dona mai a nessuno perché farlo lo farebbe sentire vulnerabile, fragile.
C’è chi vuole possedere, pensando di amare. Ma quello è una forma di ricatto psicologico; ciò che si ama davvero merita di essere lasciato libero, non costretto. La costrizione non può essere una forma di amore.
C’è, peggio ancora, chi pensa di amare eppure compie soprusi e violenze di ogni tipo sul soggetto che crede di amare. Non c’è amore laddove non c’è rispetto profondo per l’essere umano, prima ancora che quest’ultimo sia investito del ruolo di partner.
Sembra banale, ma quante volte ci siamo riempiti o ci riempiamo la bocca della parola amore senza carpirne il significato profondo?
In nome dell’amore si crede di compiere scelte che, invece, nascono da altri impulsi, da altre esigenze.
Negare le proprie zone d’ombra porta a scambiare l’amore con altre cose, a usarlo come succedaneo per non dover ammettere altre carenze, altri vuoti dentro di sé.
Pensiamo di colmare quei vuoti con il lodevole sentimento dell’amore e, invece, ci stiamo illudendo un’altra volta.
L’amore non serve a riempire, ma a svuotare il nostro ego di forza distruttiva.
L’amore può contenere, ma può anche non identificarsi con tutte le sue forme di manifestazione.
L’amore non si spiega, non si educa, non si ingabbia. L’amore si prova. L’amore si coltiva. L’amore ci fa immaginare diversi modi per indossarlo e, ogni volta, diverse strade per tentare di percorrerlo. L’amore richiede coraggio. Ci viene insegnato che è anche sacrificio. A me non piace accostare questa parola gioiosa ad un termine così castrante. Preferisco associarla a termini di più ampio respiro: orizzonti, infinito, meraviglia, stupore, condivisione, crescita, evoluzione, miglioramento del sé.
Ho scelto alcuni aforismi sul tema...tanti aspetti, tanti modi diversi di intendere l'amore. O di credere di intenderlo...;-)

Amore è bellezza 
L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.
(Albert Einstein)

L’Amore non è una passione. L’Amore non è una emozione. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la tua presenza.
(Osho)

L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.
(Charles Bukowski)

Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.
(Franz Kafka)

L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.
(Paulo Coelho)

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande.
(Woody Allen)


Per la ricetta vi propongo un piatto vegetariano, sano e gustoso.


Frittata di ceci al forno con mix di verdure

Ingredienti:
-       200 gr di farina di ceci
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       Sale
-       Verdure miste
-       Olio evo

In una ciotola amalgamate per bene la farina di ceci, l’acqua, le erbe aromatiche, sale usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi.
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le verdure che avete a disposizione (io ho tagliato a pezzettini piccoli carota, zucchina, patate e piselli) con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete anche sfumare con poca salsa di soia.
Versate le verdure nella pastella di ceci e mescolate con cura.
Riempite con il composto una teglia (oliata e con il pangrattato sul fondo).
Infornate a forno caldo a 180° per circa 20/25 minuti.
Servite con insalatina fresca o un contorno a scelta.


mercoledì 13 luglio 2016

...E ANCORA UN' ISOLA: CRETA...

Creta è una terra che ti accoglie con gentilezza. Quella gentilezza è racchiusa innanzitutto nelle premure dei suoi abitanti verso i turisti italiani per i quali i greci sembrano provare autentica simpatia ed empatia. 
Quest’isola accontenta tutti i gusti. Basta percorrerla “coast to coast” per rendersi conto della straordinaria varietà di panorami e di suggestioni che essa può offrire.
Ci sono spiagge dorate, rosate, di ghiaia, rocciose; calette romantiche e scogliere selvagge.
Il menu vacanziero può prevedere relax sotto le palme, passeggiate lungomare o gite in aliscafo che ti portano, magari, ad approdare su un’isola disabitata e paradisiaca come quella di Chrissi oppure ad inerpicarti sulle rocce per scoprire quanto labile sia il confine tra cielo e mare.

Ho percorso l’isola in lungo e in largo, scoprendo, in particolare, un versante nord est ventilato e godibile e uno sud ovest, ventoso e selvaggio.
La prima tappa del mio viaggio è stato il villaggio di Elounda, a circa 10 km a nord del più famoso centro di Agios Nikolaos. È una località rinomata a livello mondiale, caratterizzato dalla presenza di numerosi resort e ville di lusso. A parte il contesto che potrebbe far immaginare situazioni eccessivamente patinate, Elounda è situata in una posizione di straordinaria bellezza: arrivandoci dall’alto si rimane estasiati di fronte alla baia di Mirabello dove sono racchiusi, come uno scrigno sul mare aperto, il pittoresco villaggio di Plaka e, sullo sfondo, l’isola di Spinalonga.

A Elounda veniamo accolti con gentilezza e professionalità da tutto lo staff dell’Ilion Hotel, pronto a dispensare consigli e chicche sui dintorni nonché a tifare per la nazionale italiana alla partita degli Europei che da lì a poco si sarebbe disputata.
A Plaka abbiamo vissuto il primo giorno di mare e nelle sue acque abbiamo fatto naufragare gli stress lavorativi del quotidiano che già sembrano molto lontano rispetto alla linea dell’orizzonte che ci trasmette pace e quella sensazione dolce e leggera di conquistata libertà.

Qui la spiaggia è di pietre lisce e bianche, l’acqua è cristallina e diventa quasi subito profonda. Si possono noleggiare lettini e ombrelloni e, come in numerose altre spiagge dell’isola, troverete sempre qualcuno pronto a portarvi un caffè freddo o un’altra bibita direttamente a bordo sdraio.

Per la pausa pranzo, vi consiglio di addentrarvi nel villaggio dei pescatori; qui troverete botteghe artigianali, localini e ristoranti che servono pesce fresco e piatti della tradizione greca a prezzi talmente competitivi che vi stupiranno. Non è raro che il gestore vi offra, a fine pasto, un dolcetto, della frutta o un assaggio del famoso raki (una sorta di grappa/acquavite che a Creta scorre a fiumi). A Plaka può succedere di incappare in panni…cioè in polpi appesi con le mollette o di pranzare sul ciglio del mare.

 

Oltre a Plaka, le altre spiagge della nostra prima parte del viaggio che vi segnalo sono: Istro, con la sua splendida spiaggia di sabbia bianca e il mare turchese con fondali digradanti e sabbiosi, ideali per nuotare, fare il bagno e per lunghe passeggiate sulla battigia.

Ammoudi, a solo 1 km a nord del centro di Agios Nicolaos, piccola spiaggia sabbiosa con acque poco profonde, attrezzata ma abbastanza affollata. Almiros, con sabbia dorata, litorale ampio e lungo, circondato da colline. Anche questa è una spiaggia attrezzata e organizzata con acque azzurre, limpide e fondali sabbiosi.

Se vi spostate verso Ierapetra, con appena un’ora di aliscafo potrete raggiungere un vero angolo di paradiso: l’isola di Chrissi. Lo scenario è caraibico: spiaggia bianca di sabbia finissima e frammenti di conchiglie, acque trasparenti, turchesi del Mar Libico e intorno dune di sabbia e  scorci di natura incontaminata. La parte centrale dell’isola ospita la più grande foresta di Cedri formatosi naturalmente in Europa..L’isola è abitata permanentemente soltanto da un anziano ultrasettantenne ed è dotata di due bar, uno per ciascun versante.


Dopo una certa ora, comunque, è d’obbligo prendere l’aliscafo per abbandonare l’isola al suo aspetto selvaggio e incontaminato.
Spostandoci a sud ovest, lo scenario cambia. I venti pure. E questi non girano decisamente in senso favorevole ai visitatori. Almeno in base alla mia esperienza.

Arrivati a Plakias, dopo aver affrontato il Canyon Courtaliotis e i venti avversi, giungiamo al Kalypso Resort. E’ una struttura incastonata tra gli scogli, davvero suggestiva, dotata di ogni comfort, ma purtroppo poco godibile a causa del Meltemi che ha deciso di soffiare quasi perennemente durante il nostro soggiorno.


E così nei cinque giorni di permanenza ci rassegniamo serenamente ad pendolarismo verso la costa nord occidentale: scopriamo, quindi, il vivace centro di Rethymno con le lunghe spiagge di sabbia dorata, il porto e un lungomare ricco di locali, negozi, alberghi, edifici moderni e case tradizionali, moschee e chiese bizantine e soprattutto il villaggio di Bali, situata in un ampio golfo, riparata dai venti, a metà strada da Rethymno e Heraklion, dotata di piccole spiagge che si formano all’interno di calette sabbiose con acque color smeraldo e scorci suggestivi.



Creta è uno di quei posti che ti fa capire di quante sfumature di azzurro può essere il mare e quanta gioia e meraviglia può donare al corpo e allo spirito la mera contemplazione della natura incontaminata.

Creta ha il colore azzurro delle sue acque e bianco delle sue costruzioni; ha il sapore delle olive e della feta sempre presenti nei suoi piatti tipici, il profumo delle piante che crescono selvatiche ai bordi delle sue strade e ha trasformato un semplice bicchiere di ice coffee in un rito da consumarsi in ogni dove e in ogni ora. Creta ha un fascino discreto, sobrio ed essenziale in alcuni casi (km e km di roccia rossastra e distese di ulivi e palme) e vivace e colorato in altri (cittadine come Agios Nikolaos e Ierapetra hanno tutte le caratteristiche tipiche dei grossi centri balneari senza però risultare eccessivamente turistiche).



In generale, Creta è economica per quanto riguarda i prezzi nei bar e ristoranti.

Quando l’aereo del ritorno si solleva dalla pista, ci si rende conto di quanto un luogo ti possa colpire al cuore proprio come avviene quando incontriamo qualcuno che ci fa innamorare; così come il desiderio di rivedere quanto prima quegli occhi, quel sorriso, ci agita da quel momento in poi i pensieri e il cuore, così da posti del genere vai via sapendo già che vorrai tornarci al più presto.

In ricordo dell’aroma di cannella di cui si fa largo uso nella cucina greca, vi propongo questi biscottini semplici veg con farina di riso aromatizzati, appunto, con la cannella.



Ingredienti:
125 g di farina di riso
35 g di malto di riso
20 g di olio di mais
50 ml di acqua tiepida
4,5 g di lievito per dolci
cannella (ne ho messa 1/2 cucchiaino, decidete in base ai vostri gusti)

Procedimento:
Unire la farina di riso, il lievito e la cannella. Mescolare l’olio con il malto e versarli nella farina, mescolare e aggiungere l’acqua tiepida. L’impasto risulterà morbido quindi per posizionare i biscotti sulla teglia aiutatevi con un cucchiaino con cui potrete versare l’impasto nelle apposite formine. Cuocete a 180° in forno già caldo per circa 15 min.


 


martedì 7 giugno 2016

...FAVIGNANA...


Lo sguardo si perde nel blu
Cronaca di un viaggio isolano. Volo Roma/Palermo. Transfert in pulmino fino a Trapani. Manca un’ora all’imbarco, giusto il tempo di recarsi alla rosticceria più buona di Trapani (a detta del simpatico autista che sicuramente confermo) e inauguriamo la scoperta dei sapori di Sicilia: un arancino allo scoglio e uno al nero di seppia. Nell’avvolgente panatura e nel cuore che sa di pesce e sa di mare è racchiusa la differenza tra il mangiare un cibo locale direttamente sul posto e tentarne l’approccio altrove. Non c’è paragone.
30 minuti di navigazione, giusto di tempo di vedere naufragare le preoccupazioni del quotidiano tra le onde del mare che battono forte sulle vetrate dell’aliscafo e arriviamo a Favignana. Isola selvaggia che ci coccola appena messi i piedi a terra. Ho letto recensioni entusiastiche su un certo caffè al pistacchio del Bar du Marinaru e non posso perdermi il collaudo.
Fantastico! Il bar del porto sa certamente come viziare i turisti e far iniziare alla grande il soggiorno sull’isola. Un bicchierino che è un trionfo di golosità: crema al pistacchio e caffè sapientemente dosati, da mescolare con cura e sorseggiare con calma e “senza zuccherare”, raccomanda il simpatico gestore del bar ad ogni cliente…golosità che ci fa arrivare ultimi al transfert diretto all’albergo. Ma come ricorda il barman del Marinaru “qua si deve entrare senza avere fretta e senza portare problemi”. Per un caffè del genere, ben si può correre il rischio di venire bacchettati da turisti frementi di arrivare al loro albergo. Viziarsi con piccole cose è parte stessa del sentirsi in vacanza. Quindi chiediamo scusa per l’attesa e via…si parte in direzione Hotel Favignana.
Hotel in posizione ideale: nel mezzo, tra il centro del paese e tutte le principali calette e lidi dell’isola.
In bicicletta e in scooter la percorriamo in lungo e in largo, attraversando leggeri le ali di questa isola a forma di farfalla. Un versante più morbido, più attrezzato e più popolato e l’altro più selvaggio, meno battuto, più solitario e anche più difficile da percorrere.
Lasciamo le nostre orme in posti molto diversi tra loro; ce n’è per tutti i gusti.
Tramonto al Lido Burrone
Cala Rossa
Cala Rossa

Cala Azzurra
Faro di Punta Sottile

Punta Longa

Sagra del cannolo siciliano
Lido Burrone con il suo lembo di spiaggia di sabbia dal quale godiamo il più bel tramonto; Cala Rossa con le scogliere affacciate sul mare dalle tonalità che sembrano rubate alla tavolozza di un pittore; Cala Azzurra con sabbia bianca, fondali bassi e che nulla ha da invidiare a certi scenari esotici; Bue Marino, per accedere al quale si percorre in bicicletta un sentiero nel mezzo della campagna favignanese.
E ancora Punta Sottile, con il faro a ingentilire lo scenario aspro e solitario; Punta Longa con le sue acque cristalline e i suoi angoli di natura incontaminata, così come Cala Rotonda e Cala Grande.
A sovrastare l’isola, il monte Santa Caterina, con il suo omonimo e imponente Castello. Oltre alle sue calette e ai suoi spazi sconfinati nel verde e nel silenzio, si caratterizza per le sue cave di tufo pregiato, per l’ex stabilimento della tonnara di Favignana e Formica (oggi adibito a museo, ben ristrutturato, con molte sale e suggestioni digitali, audio e video), il carcere di San Giacomo, il suo centro storico sempre vivo e brulicante di gente che si gode il passeggio e i sapori dell’isola (e della Sicilia in generale) nei vari locali e  ristoranti situati nei vicoli e soprattutto nelle due piazze principali, Piazza Europa e Piazza Matrice.
Degne di nota le pietanze più gettonate dell’isola: le busiate (un tipo di pasta lunga, acqua e farina, che ricorda vagamente un fusillo molto allungato) che vengono condite nei modi più disparati (allo scoglio, con pesto trapanese, con le sarde, il pesto di pistacchi o con ragù di pesce e, a volte, con l’aggiunta di muddica), il cous cous con il pesce, la caponata, il tonno in agrodolce con la cipolla e, tanto per non farsi mancare anche la dolcezza, i cannoli, cassatine e cassatelle a gogò. Nessun locale si fa mancare questo trittico.

Caponata
Busiate

Cin cin
E dopo aver deliziato gli occhi con i panorami marini, le braccia con le lunghe nuotate nel blu, le gambe con le pedalate verso la libertà, la pancia con le tante proposte culinarie, le orecchie con il tono suadente del dialetto siciliano, ogni sera portiamo il naso all’insù per far rilassare la mente in maniera assoluta: il cielo diventa un tappeto scuro dove le stelle sembrano essere state accese da un mago dell’illuminazione notturna, talmente se ne vedono tante, belle e luminose. Uno spettacolo precluso nelle grandi città, dove le luci artificiali e l’imponenza delle costruzioni non permettono di godere delle meraviglie del cielo notturno.  
L’atmosfera essenziale tipica delle isole riesce sempre ad inebriarmi e anche Favignana mi conquista, mi nutre l’anima, disseta la mia sete di natura e mi fa sentire libera, un po’ meno coi piedi per terra e un po’ di più con le ali sulla schiena. Libertà non è un concetto astratto. E’ uno sguardo che può spingersi oltre la linea dell’orizzonte, è un cuore leggero e felice, è un sentirsi proprio dove si è, una completezza incondizionata, una comunione con l’azzurro del mare, del cielo, del verde e dei colori che la natura crea e che l’uomo può solo tentare di riprodurre.

La ricetta che vi propongo oggi è un ciambellone alla marmellata e lamelle di mandorla. Un passepartout per le colazioni di tutto l’anno. 
Ciambella rustica 
Ingredienti:
-       100 gr di farina di kamutt integrale
-       100 gr di farina di avena integrale
-       50 gr di farina di riso integrale
-       due cucchiai di fecola di patate
-       1 cucchiaino di bicarbonato
-       1 cucchiaino di aceto di mele
-       100 gr di zucchero di canna integrale
-       250 ml circa di latte di riso o di soia
-       Marmellata ai frutti di bosco
-       Lamelle di mandorla
-       30 ml di olio di mais


Riunire in una ciotola e mescolare le farina, la facola e lo zucchero di canna. Nel centro aggiungere un cucchiaino di bicarbonato e versarvi sopra il cucchiaino di aceto di mele. Mescolare con cura. Aggiungere pian piano l’olio di mais e il latte vegetale fino a formare un composto né troppo liquido né troppo denso.
Versare l’impasto nella tortiera da ciambellone, adagiarvi tutto intorno delle cucchiaiate di marmellata e cospargere con lamelle di mandorla.
Infornare a forno caldo a 180^ per circa 30/40 minuti. Prova stecchino prima di spegnere.