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Locandina del film |
C’è tanta Puglia nel nuovo film di Marco Ponti “Io che Amo solo te”:
le sue spiagge, il suo mare, le costruzioni bianche di pietra e il vento di
maestrale che quando arriva è in grado di scompigliare capelli, programmi,
pensieri e desideri.
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Il mare di Puglia |
Ci sono gli scorci suggestivi di Polignano a Mare dove il blu del
mare, del cielo e i colori in generale sembrano più vividi a contrasto con il
bianco crema delle sue case e dei suoi scogli.
Un film dove a farla da padrona, con la “scusa” narrativa della
organizzazione e della celebrazione del matrimonio dei due protagonisti,
Damiamo e Chiara, interpretati da Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti, sono
quelle verità scomode che la maggior parte dei personaggi tiene ben nascoste
sotto strati e strati di ipocrita discrezione o di malcelata accondiscendenza
alle aspettative altrui.
Il film ci spinge, attraverso la rappresentazione, a volte ai limiti
del parodistico*, della reazione a catena di impulsi emotivi e di istinti
immediati che può innescarsi dal perpetuarsi delle menzogne e dalla negazione
costante del proprio io e dell’altrui sentire, a riflettere sul valore
dell’autenticità, sia essa familiare, individuale o sociale e su quanta libertà
spesso neghiamo a noi stessi e a chi vogliamo bene con la scusa di non cadere
vittime del pregiudizio della gente senza considerare che se noi per primi
neghiamo certe verità, allora nessuno sarà mai in grado di emancipare noi (e
per riflesso l’umanità) dalle spire di un certo perbenismo che si nutre dei più arcaici luoghi comuni e di falso moralismo.
La sfida e il fulcro che personalmente ho voluto percepire nel
racconto, infarcito di ansie, tensioni, rancori, nostalgie, malinconie, ma
anche di speranze, sentimenti veri e riscatto, è la proiezione nel vero dei due
protagonisti che, messi alla prova dai tranelli orditi dalle loro paure e dalle
altrui interferenze, sono chiamati, a riscattare, oltre al proprio, anche un
altro Amore, mai tramontato, quello tra la madre di lei e il padre di lui che
trent’anni prima fu sacrificato per mancanza di coraggio nell’andare contro un
certo perbenismo di paese.
I tempi sono maturi, nella Puglia di oggi (o ci si potrebbe
chiedere in qualsiasi angolo del nostro Paese) per andare contro il
chiacchiericcio facile, il pettegolezzo, il pregiudizio, le chiusure mentali?
La risposta pare emergere dalla superficie agitata del mare o dai
folti e intricati rami di ulivi secolari: ogni storia va come deve andare, come
è giusto che sia affinché ognuno abbia diritto, oggi, come ieri e domani, alla
sua ventata di felicità autentica.
* …come parodistico, spesso, è l’approccio chiuso e ristretto alla
realtà da parte di chi rifiuta i cambiamenti e l’evoluzione sociale…
A
proposito di coraggio e di azzardo, oggi vi propongo una ricetta adatta solo a
chi riesce ad andare oltre, anche in cucina, agli abbinamenti tradizionali…
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Risotto ai cachi |
Ingredienti: (le
dosi dipendono dalla portata. Queste sono per 2)
- 140 gr circa riso
-
2 cachi piccoli morbidi
-
brodo vegetale
-
olio, sale, rosmarino
-
semi di sesamo e papavero
-
un pezzetto di cipolla (lasciata “in ammollo” a filetti in un
filo di latte vegetale)
-
salsa di soia
Come prima cosa preparatevi e tenete da parte 400 ml circa di
brodo vegetale.
Frullate i due cachi aggiungendo un filo di salsa di soia.
In un tegame versate 2 cucchiai di olio, aggiungete il riso e
fate tostare. Poi man mano aggiungete il brodo vegetale e portate il riso a
cottura.
A parte fate rosolate i filetti di cipolla nello stesso latte in
cui li avete lasciate a macerare. Aggiungete i cachi frullati, qualche ago di rosmarino,
due cucchiai di brodo e fate cuocere per 5 minuti circa.
Quasi a cottura ultimata del riso aggiungete la purea di cachi e
mantecate.
Servite il riso decorando con semi di sesamo e papavero.
I non vegani lo apprezzeranno di più con una spolverata di
parmigiano, facilmente sostituibile con un cucchiaio di formaggio cremoso veg o
una spolverata di gomasio*.
* per gomasio leggi qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Gomasio
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