giovedì 9 gennaio 2014

....IL NUOVO NON BUSSA SEMPRE ALLE PORTE... MA ENTRA

Mare e scogli di Santa Marinella
A parte i tipi estremamente temerari che non si lasciano intimorire/scalfire da niente e da nessuno e ai quali il NUOVO non scompiglia nè capelli né pensieri, il NUOVO mette sempre un po’ d’ansia.
Che sia un’ansia manifesta, tenuta sepolta, nascosta, negata, ignorata…comunque sia, essa diffonde i suoi germogli dentro e/o fuori di noi.
Ci vuole tanto coraggio per affrontare le novità. E fiducia. Occorre lasciarsi andare. Cavalcare l’onda invece di lasciarsi sopraffare da essa.
Mettersi fuori dall’onda è pericoloso. Tentare di respingerla vano. Tanto vale posizionarvisi sopra e seguire il flusso.
Ci sono persone per i quali il NUOVO può essere semplicemente un piatto diverso dal solito, un modello di scarpe mai indossato o una pettinatura mai osata.
Poi c’è il NUOVO che investe i rapporti di lavoro: un nuovo collega, un nuovo incarico, un nuovo capo. Il NUOVO che si annida nella crescita dei figli, nella maturazione dei propri genitori, quello che avanza dinanzi allo specchio lasciando i suoi segni sulla pelle. E c’è soprattutto il NUOVO che plasma i nostri atteggiamenti.
E’ innegabile: ogni giorno c’è qualcosa di NUOVO che si affranca alla nostra vita. Non fosse altro che la data sul calendario o un qualcosa di cui ci accorgiamo, il nostro quotidiano è pieno, se li sappiamo cogliere, di piccoli germogli di novità.
Per coglierli dobbiamo superare gli schemi mentali, i modelli preconfezionati di realtà, accettare di penetrarla, non solo nella sua fecondità, ma anche nella sua mutevolezza. Non possiamo adagiarci su quella rappresentazione delle cose che le vorrebbe per sempre immutabili e ferme, perché significherebbe barricarsi dietro una visione distorta della realtà: questa muta inevitabilmente, anche senza aspettare che si sia pronti al suo moto.   
Impratichirsi con tutto ciò che per noi rappresenta qualcosa di NUOVO significa allora fare esperienza e imparare man mano a gestire quell’ansia naturale che si attiva non appena un qualunque ordine precostituito viene minacciato da qualcosa.
Quando nulla cambia significa che anche noi non stiamo cambiando.
L'inatteso (in quel di Viterbo...)
Il nuovo è nella natura stessa della vita, inattesa e palestra “del saper vivere il cambiamento”.
Viviamo per cambiare ogni giorno, per assemblare dentro di noi ogni nuova cosa, aspetto, esperienza e così arricchirci, non di denaro, ma di “essere” e di “saper essere”.
Spesso può costare anche dolore, disagio, inquietudine. E dove non c’è cambiamento non c’è evoluzione, ma stasi.
Anche a tavola possiamo allenare la nostra capacità di accogliere i cambiamenti aprendoci a sapori e piatti nuovi. Tra l’altro,  spesso, dietro pietanze inusuali, si nascondono ottime proprietà nutritive.
L’amaranto, per esempio, oltre ad essere buono ed altamente digeribile, è anche ricco di proteine e contiene elevate quantità di lisina, calcio, fosforo, magnesio e ferro. Non contiene glutine e abbonda di fibre.

Tortino di amaranto con trittico vegetale
Ingredienti:
-       amaranto
-       zucchine
-       cipolla
-       erbe aromatiche (origano, basilico, rosmarino)
-       crema di riso
-       olio evo, un pizzico di sale
-       salsa di soia shoyu biologica
-       fagioli azuki


Versate l’amaranto in una pentola, aggiungete acqua (nella dose indicate nella confezione. Io ho cotto 250 gr di amaranto in 625 ml di acqua), erbe aromatiche a scelta, un pizzico di sale e portate a bollore. Ci vorranno circa 30 minuti per la cottura.
Poi versate nelle formine e lasciate freddare così che l’amaranto si compatti.
Potete servire l’amaranto con zucchine stufate in padella, patè di zucchine e nocciole e fagioli azuki.
Per le zucchine: versate in un tegame un filo d’olio e un po’ di cipolla; aggiungete la zucchina a dadini, basilico, origano, un po’ d’acqua e rosolate. A fine cottura versate un filo di salsa di soia shoyu.
Per il patè: frullate parte delle zucchine di cui sopra con qualche nocciola e due cucchiai di crema di riso.
Per gli azuki: una volta cotti, saltateli in padella con un po’ di cipolla, rosmarino e un pizzico di sale.





lunedì 16 dicembre 2013

QUEL VIAGGIO CHE INIZIA DA DENTRO....

Orizzonti 
A volte capita che mi si accende quello sguardo bramoso sul mondo che mi fa desiderare di essere in mille posti diversi per assorbire quanta più vita possibile…in quelle occasioni vorresti sapere…conoscere…andare a vedere di là…affacciarti di qua’…respirare tante altre “arie” per arricchire l’atmosfera nella quale evapora la nostra essenza…tra ossigeno e libertà…tra aromi, profumi, odori, colori e rumori…curiosare tra banchi, tessuti e specialità…ascoltare voci, dialetti, rumori…nascondersi tra lenzuola stese al vento, perdersi nello sguardo di chi ti cammina accanto, rincorrersi in vicoletti sgangherati o sorseggiare un tè in una piazza che conserverà per sempre il sapore dei giorni sereni…
…il viaggio è stupore e meraviglia, è protendersi e abbandonarsi, è l’arricchimento che più voglio mettere dentro le mie tasche vuote…è l’orizzonte con cui voglio riempire i miei occhi…il faro, sempre acceso, della conoscenza…il viaggio ci trasforma, ci rende partecipi, adattabili, maturi.
Non il viaggio da turista, comunemente inteso. Ma quello affrontato come se si diventasse parte stessa del luogo verso cui tendiamo.  
Quello che ti avvicina alle storie, ad altre culture, in cui ti cali in un diverso vissuto prima ancora che estasiarti davanti a elaborate architetture.
In questo senso ogni incontro, ogni angolo (anche della propria città) può diventare occasione di viaggio, se oltre alle nostre gambe e ai nostri occhi, sapremo farci sostare per un pò la nostra anima.


E dopo un qualsiasi viaggio, della mente e/o del corpo, perché non rifocillarsi con un piatto energetico, semplice, gustoso e naturale?
Per esempio un bel piatto di spaghetti alla zucca…
Spaghetti zuccosi ;-)
Ingredienti:
-       spaghetti di kamutt
-       zucca
-       cipolla
-       erbe aromatiche
-       (a piacere lievito alimentare secco in fiocchi)
-       olio evo, un pizzico di sale

In un tegame fate appassire la cipolla affettata in un po’ d’acqua con un filo d’olio. Aggiungete la zucca tagliata a pezzetti, qualche erba aromatica a scelta, un pizzico di sale e fate stufare. Potete aggiungere un filo di latte di riso per un risultato più cremoso.
Lessate al dente gli spaghetti di kamutt.
Conditeli con la zucca e una spolverata con lievito alimentare secco (che sostituisce il parmigiano).



martedì 26 novembre 2013

OSSERVARE E' UN PO'...MEDITARE...

Scorci di Roma da una visuale privilegiata
Ho trascorso un bel po’ di tempo seduta ai bordi di una fontana di Roma, ad osservare la folla…
Sfilavano davanti a me volti, storie, colori, i look più svariati dai quali ho tentato di presumere le diverse provenienze geografiche, culturali e sociali…
Ho udito suoni, schiamazzi, accenti, dialetti, lingue…sono stata testimone involontaria di baci frettolosi; ho visto mani che cercavano la stretta di altre mani, ho assistito al rituale turistico della "MESSA IN POSA-SORRISO-CHEESE".
In quei momenti, dal mio privilegiato punto di osservazione, la sensazione che mi pervadeva era di pura curiosità.
"Dove starà andando quella coppia silenziosa? Perché quei signori stanno discutendo a voce alta? da dove viene quel gruppo di giovani dall'abbigliamento bizzarro?"
Avevo fame di storie di vite. Avrei inseguito mille discorsi con le mie orecchie…avrei camminato verso mille direzioni con le mie gambe…avrei posato il mio sguardo su mille volti, occhi, mani… avrei scattato mille istantanee per stampare attimi di semplice vita metropolitana.
E' come trovarsi davanti alla proiezione di un film; in questa rappresentazione la cinepresa è il nostro sguardo che può spaziare senza essere necessariamente limitato dalle scelte di un regista.
Mi affascinano questi momenti di totale immersione nella realtà. E' bello ogni tanto prestare attenzione a ciò che ci succede attorno, a ciò che VIVE intorno a noi, non limitandosi ad uno sguardo frettoloso e superficiale.
Giardini all'inglese presso la Reggia di Caserta
Anche gli elementi della natura offrono infiniti spunti per praticare l’osservazione: un albero maestoso proteso in mille direzioni, le foglie che vibrano, i profili di una montagna che cambiano a seconda della luce e del tempo, una nuvola che attraversa frettolosa il cielo, disegnando forme da indovinare.
Un volo tra le nuvole
Persino il tempo può essere osservato.
Ho osservato quando dura un minuto. Il tempo, che di solito è un qualcosa di sfuggente, diventa appunto “QUALCOSA” perché vi presto attenzione, perché lo percepisco.
Un minuto che nel disegno globale del tempo è un nulla, se osservato dura molto di più di quello che pensiamo.
Il tempo della nostra vita dura anche tutti quei segmenti dei quali, spesso, non ci accorgiamo…
Oggi vi propongo una ricetta molto semplice, ma di effetto (visivo e gustativo ;-))
E’ a base di quinoa, uno pseudo cereale che la Fao ha definito il cerale del futuro. Questo vi fa capire l’elevato valore nutrizionale che possiede questo alimento. La quinoa è ricca di sali minerali, vitamine B1, B2, E e C, fibre e a differenza degli altri cereali più noti, garantisce anche un buon apporto di proteine. Ed è priva di glutine.

Tortini di quinoa con le zucchine
Ingredienti:
-       quinoa (io uso quella che non ha bisogno di ammollo)
-       zucchine
-       erbe aromatiche a scelta
-       semi di sesamo
-       olio evo, un pizzico di sale
-       lievito alimentare in polvere


Sciacquate e versate la quinoa in una pentola, aggiungete acqua (per ogni volume di quinoa, ce ne vogliono almeno due di acqua) e una zucchina tagliata a pezzettini. Portate a bollore. Ci vorranno circa 15/20 minuti per la cottura. Quando l’acqua sarà quasi interamente assorbita dalla quinoa, aggiungete un trito di erbe aromatiche a scelta e un pizzico di sale.
Impiattate con l’aiuto di un coppa pasta. Decorate con semi di sesamo, una spolverata di lievito alimentare ed un filo di olio evo.





mercoledì 6 novembre 2013

QUESTIONE DI MODI...E DI TEMPI...

Tramonto a Casertavecchia
Non basta avere qualcosa di GIUSTO da dire, un messaggio GIUSTO da divulgare o pensare alla cosa GIUSTA da fare.
Occorrono altre imprescindibili condizioni affinchè non sia tutto vano (o peggio ancora controproducente): che il tempo sia quello giusto (per dire, fare o non fare) e che il modo lo sia altrettanto.
Alcune persone hanno tutte le carte in regola per fare la mossa giusta, ma sbagliano il modo, il gesto, il tono.
Ecco allora che la loro azione e il loro pensiero non riescono ad arrivare al centro. Non raggiungono i cuori ai quali si rivolgono e allora scivolano via, vanificando il loro pur lodevole intento.
Elevarsi sentenziando ha in sé il germe della presunzione, quindi adottando questo modo ci si può pure "elevare" materialmente, ma non spiritualmente. 
Una cosa giusta può realizzarsi anche in punta di piedi, ha un tono di voce piacevole, un vestito sobrio, modi garbati e tempi maturi. Può essere scritta in caratteri corsivi con la penna stilografica, anzichè a caratteri cubitali con un pennarello dalla punta grossolana.
La Grande Cascata presso la Reggia di Caserta
L’acqua parte da cime elevatissime, ma sa precipitarsi con forza verso i luoghi più bassi. Questa è umiltà. E sa aggirare gli ostacoli, si adatta e nonostante la sua fluidità diventa più forte di qualunque altra cosa. Questa è l’adattabilità e la pazienza.
Occorre sempre saper rispettare, a volte bisogna anche saper aspettare.
È sottile il confine tra confronto e scontro. Solo nel primo è racchiuso il germoglio della saggezza. Nel secondo c’è sempre qualche condizione che non è stata rispettata: il tempo, il modo o l’intenzione.
A noi l’ardua impresa nel saperci collocare nell’uno o nell’altro territorio. Da una parte arricchiremo noi stessi, dall’altra forse solo il nostro ego.   
...intanto, con questo piatto che vi propongo oggi arricchiamo la nostra tavola...;-) 
Tortini di miglio alla crema di zucchine


Ingredienti:

-       miglio decorticato
-       latte di cocco
-       zucchine
-       pinoli
-       erbe aromatiche a scelta (io ho usato un po’ di origano)
- crema di riso biologica (la trovate nei negozi di alimentazione naturale e sostituisce i formaggi cremosi o la panna quando serve un tocco di cremosità alle preparazioni)
-       olio

Far cuocere (secondo i tempi riportati nella confezione) il miglio decorticato nel latte di cocco (eventualmente allungato con dell’acqua). Considerate che in genere per ogni dose di miglio, ce ne vogliono due di liquido.
Una volta cotto, mettetelo nelle formine e fate raffreddare in modo che quando capovolgerete lo stampino, il tortino non si sfaldi.

In una padella versate un filo d’olio, le zucchine a rondelle, erbe aromatiche a scelta e coprite con un po’ di brodo vegetale o acqua. Una volta cotte le zucchine, frullatele con il minipimer aggiungendo un cucchiaio di lievito alimentare, un po’ di crema di riso e qualche pinolo. Servite i tortini di miglio adagiati sulla crema di zucchine. 

giovedì 10 ottobre 2013

LA GENEROSITA' DENTRO UN SORRISO...

Sorrisi zen...in quel di Tuscania...
…personaggi grandiosi di ogni tempo e di ogni approccio filosofico hanno sottolineato l’importanza del sorriso.

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso” (C. Chaplin)

“Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso” (Madre Teresa di Calcutta)

“La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro” (T. Terzani)

“Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perché più triste di un sorriso triste c’è la tristezza di non saper sorridere” (J. Morrison)

Proprio stamattina riflettevo su quanto sia bello ricevere un sorriso. E donarlo. Mi riferisco allo scambio di un sorriso vero, ovviamente.
Il sorriso di circostanza, finto, forzato è e resta un mero segno di espressione facciale.
Quello autentico apre invece orizzonti di sconfinata dolcezza. E’ un’esperienza che dal viso si protende al cuore. Quando concediamo un sorriso di questo tipo è infatti la nostra anima che si sta protendendo verso la bellezza del vivere, del condividere.
Dovrebbe esistere un esercizio quotidiano: quello di coltivare il nostro personale “campo del sorriso”. Possono esserci giorni in cui il raccolto è scarso. Ma quando i tempi e le occasioni sono mature, non perdiamo la grande opportunità di arricchire quel campo con piccoli germogli di tenerezza.
La terra ha bisogno di semi per poter offrire poi i suoi frutti.
Anche l’anima della terra ha bisogno di semi per poter tirare fuori il meglio dall’umanità.
E mai come in questo momento abbiamo bisogno di sorrisi rassicuranti per credere che quel “meglio” esiste ancora! Ma per poterli ricevere dobbiamo essere innanzitutto disposti ad elargire i nostri. Senza paura di peccare di mielosità. Immaginiamo il sorriso come un suono armonico da far vibrare con maestria sulle corde del nostro quotidiano.   

In tema di dolcezza, oggi non posso che proporvi la ricetta di una torta…che definirei autunnale…data la presenza della pera e delle noci e vegan, senza uova, burro e latte (se non di riso)…

Una dolce merenda
Ingredienti:
-       300 gr di farina di farro
-       180 gr di zucchero di canna
-       1 cucchiaio di fecola o di amido di mais
-       1 bustina di cremortartaro
-       ½ cucchiaino di vaniglia in polvere
-       un pizzico di sale
-       40/50 gr di noci tritate molto finemente
-       40 gr di cioccolato fondente
-       30 ml bicchiere di olio di mais
-       200 ml circa di latte di riso (al cocco)
-       1 pera

Fate fondere a bagnomaria il cioccolato. Tagliate la pera a fettine e spruzzarvi un poco di limone. Nel frattempo riunite in una ciotola la farina, lo zucchero, la fecola, la vaniglia, un pizzico di sale, le noci sbriciolate. Mescolate il tutto con una spatola o cucchiaio di legno.
Aggiungete il cioccolato fuso e poi piano piano il latte di riso fino ad ottenere un impasto morbido (né troppo denso, né troppo liquido).
Versate il composto in una teglia oliata e infarinata. Adagiarvi tutto intorno le fettine di pera. Infornare a (forno già caldo) a 180^ per circa 40 minuti. Prima di spegnere, consueta prova dello stecchino.
Una morbida consistenza 




martedì 24 settembre 2013

TRE PASSI AVANTI...E UN PASSO INDIETRO...

Tramonto a Viterbo (la prima sera d'autunno)
Cambiano le cose, come cambiamo noi.
Sperabilmente, se si decide di intraprendere un cammino di maturazione, di consapevolezza, si cambia in meglio. 
Ogni tanto però parti di te che credevi di aver migliorato tornano ad affacciarsi prepotentemente; la loro visita ti ricorda che, in fondo, sei ancora lontana/o da quell’idea di evoluzione che tenti di incarnare. Ce n’è di strada da fare! Questi episodi si possono considerare come prove di umiltà. Quel sentirsi “mai arrivati” che protegge dal senso di presunzione.
Certo, non può diventare un alibi.
Il “sono fatta così” è un’arma a doppio taglio, specie quando finisce per diventare la carta jolly da giocarsi nei rapporti con le persone a cui teniamo di più.
Il dover ricorrere a questa giustificazione, a volte, svilisce prima di tutto se stessi e non lascia spazi di apertura e confronto con le altre persone.
Ovviamente mi riferisco ai casi in cui più che a reclamare un proprio modo di essere, ci si sta nascondendo dietro un limite che, piuttosto che essere affrontato, non si vuole proprio vedere.
Proteggere la propria identità e la propria unicità è una cosa positiva, ma non può valere come scusa per non compiere quel cammino evolutivo che è nella natura stessa delle cose.
C’è una frase di una canzone di Jovanotti (Estate) che mi piace molto:
“…se non avessi voluto cambiare oggi sarei allo stato minerale…”
Se quella volontà c’è, non bisogna mai arrestare il proprio cambiamento (inteso come miglioramento), quand’anche, di fronte ad imbarazzanti mosse involutive, si ha la sensazione di ritornare “allo stato minerale”.
E a proposito di cambiamenti, concludendo una tipica “contorsione mentale”, voglio celebrare con una piccola poesia e con una golosa crostata alla marmellata, il cambio di stagione appena avvenuto: benarrivato Autunno!

Fogliame autunnale in quel di Sponga 
CAMBIO STAGIONE

Succede…
Lentamente o travolta da un vortice
abbandona una foglia il suo ramo;
È stagione del lasciar cadere,
di veder appassire i colori accesi;
Sbiaditi ormai i ricordi del mare
arrivano le castagne in piazza sul braciere…
Una tazza fumante ha preso il posto del gelato
e dove stavano il costume e le maglie leggere
ora riponi il cappotto e le coperte per la sera.
Le giornate diventano lente,
scurisce prima il cielo,
i vetri si fanno appannati,
affidi ad un brodo caldo
l’idea della cena
sperando che il suo tepore
ti riscaldi un po’ il cuore.


CROSTATA ALLA MARMELLATA

Ingredienti:
-    200 gr di farina di Kamutt integrale o semintegrale (o potete usare metà farina integrale e metà di farro)
-       60 gr di zucchero di canna
-       50 ml di olio di mais
-       la scorzetta e il succo di ½ limone (non trattato)
-       ½ bustina di cremortartaro
-       ½ cucchiaino di vaniglia in polvere
-  Latte di riso o di soia alla vaniglia (quanto basta per impastare, circa 180 ml)
- marmellata a piacere

Versate in una ciotola capiente la farina, lo zucchero, il cremortartaro, la vaniglia, la scorzetta e il succo di ½ limone. Mescolate e poi aggiungete a filo l’olio e di seguito (poco alla volta) il latte.
Lavorate per bene l’impasto fino ad ottenere una palla morbida e non sbriciolosa (regolatevi aggiungendo latte o farina).
Potete poi rivestire subito una tortiera da crostata, ricordandovi di lasciare un po’ di impasto per fare le striscette.
Bucherellatene il fondo con la forchetta.
Versate la marmellata preferita, adagiate a piacere le strisce e infornate a 180^ (forno già caldo) per circa 35/40 minuti.





martedì 10 settembre 2013

...L'AUSPICABILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE....

Consigli di lettura
Leggendo il libro “Mangiar sano e naturale – con Alimenti Vegetali Integrali” del Professor Michele Riefoli mi sono imbattuta in tantissimi spunti di riflessione, alimentari e non solo. Indicazioni e suggerimenti che poi, con umiltà e in punta di piedi, mi permetto di elaborare secondo la mia coscienza e la mia esperienza nel quotidiano (…mi perdoni l’autore per la libera interpretazione ed applicazione dei suoi insegnamenti ;-)). Una delle cose che mi ha colpito è stato il concetto del “piacere che fa bene” e del “il piacere che fa male”, che il prof. sapientemente illustra in uno dei primi capitoli.
Imparare a riconoscere i propri meccanismi mentali e a distinguere ciò che ci fa scegliere l’uno o l’altro dei piaceri è un esercizio da inserire in un percorso che possa dirsi di vero benessere. Il benessere è uno stato che si raggiunge solo quando fisico e mente sono resi liberi da pregiudizi, falsi miti, idee e soluzioni preconfezionate. Non sempre quello che ci è già noto, per tradizione, educazione o preconcetto, si rivela essere la scelta “giusta” per noi.
La leggerezza non si misura solo sulla bilancia.
Quella del corpo sì, ma per sentirsi in uno stato di benessere globale, non basta avere un corpo leggero se poi si ha la mente pesante come un macigno. La leggerezza della mente si conquista innanzitutto a colpi di consapevolezza e di autonomia di giudizio. Anzi di “non-giudizio”.
Più impareremo ad allontanare da noi i giudizi, più ci scopriremo più leggeri. Anche il respiro diventerà più fluido, gli occhi più accesi, la mente più lucida, il volto più sereno.
Distendere i pensieri distende anche i tratti del volto. Verificabile.
Ogni giorno dispensiamo giudizi di ogni genere: giudichiamo gli altri, le situazioni, noi stessi. Così facendo disperdiamo energie e un corpo scarico di vitalità è un corpo appesantito, quand’anche tonico e scattante dal punto di vista muscolare.
Ogni volta che stiamo per elargire un giudizio (magari malevolo) immaginiamo che così facendo stiamo per inserire la mente in una presa di corrente che anziché fornirci energia, ce la sta per usurpare. Allora voltiamo lo sguardo e trasformiamo la nostra posizione sulla scena: da giudicanti, “limitiamoci” ad essere attenti osservatori. Anche l’osservazione è un talento da coltivare e può insegnarci molto, anche e soprattutto su noi stessi.

“Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina di un drago, e il sorgere e il tramontare delle credenze come null'altro che le tracce lasciate dalle quattro stagioni.” (Buddha)

“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”. (Jiddu Krishnamurti)

Rimanendo in tema di leggerezza, oggi vi propongo questo piatto a base di riso rosso integrale (o selvaggio). Non so se contribuirà a mantenere leggera la mente, ma di sicuro la digestione ne beneficerà ;-) Questa varietà di riso è altamente digeribile e possiede un alto contenuto di antiossidanti.

Riso rosso "natural style"
Ingredienti:
-       Riso rosso integrale
-       Zucchine, melanzana
-       Lievito alimentare
-       Semi misti (girasole, lino, sesamo)
-       Olio
-       Mix erbe aromatiche

Lessate il riso in acqua leggermente salata, scolatelo una volta cotto (ci vorranno circa 30/40 minuti) e tenetelo da parte (per ogni dose di riso, in genere ci vogliono tre dosi di acqua).
Affettate lo scalogno in padella, versatevi un filo d’olio, aggiungete la zucchina e la melanzana tagliate a pezzettini, erbe aromatiche a scelta e cuocete aggiungendo un mestolo di acqua o di brodo vegetale.
Una volta cotte, condite per bene il riso con queste verdure, un cucchiaio di lievito alimentare, una manciata di semi misti e un filo di olio extra vergine d’oliva a crudo.